giovedì 22 dicembre 2016

Il gusto del divino


Ciò che deve concretamente avvenire nel rinnovamento cristiano dipende dalla domanda: che cos’è propriamente cristiano?, ma non dalla domanda: che cosa esigono i tempi moderni?

Il cristianesimo non è un negozio che, preso dalla paura, deve orientare la sua pubblicità sul gusto e l’umore del pubblico perché vuole vendere una merce che i clienti veramente né vogliono né loro occorre – come certamente spesso si fa; se fosse cosi, allora si potrebbe ammettere tranquillamente la bancarotta dell’impresa.

In verità la fede cristiana è piuttosto (detto con un’immagine certamente molto unilaterale e debole) la medicina divina che non deve seguire i desideri dei clienti e ciò che a loro piace, se non vuole mandarli a fondo; essa deve, da parte sua, esigere che gli uomini si stacchino dai loro presunti bisogni, cosa che in verità è la loro malattia, e si affidino alla guida della fede.

A partire da quest’immagine possiamo già distinguere vero da falso rinnovamento, e dire: la vera riforma è quella che si sforza di scoprire ciò che è veramente cristiano e che si lascia da esso provocare e plasmare; la falsa riforma è quella che corre dietro all’uomo, invece di guidarlo, e così trasforma il cristianesimo in una bottega fallimentare che grida per farsi una clientela.

Con ciò non si vuol dire nulla contro ciò che oggi si chiama “pastorale di ricerca”.

(Joseph Ratzinger - Toccati dall'invisibile, Querinaina – 2006)

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