martedì 27 marzo 2012

Un bisogno dell’anima

«La punizione più indispensabile all’anima è la punizione del delitto. Col delitto l’uomo si pone da sé [di sua volontà] fuori dalla rete di obblighi eterni che uniscono ogni essere umano a tutti gli altri. Egli può esservi reintegrato soltanto con la punizione: interamente, se v’è consenso da parte sua, e parzialmente se non ve n’è.
 

Come il solo modo di testimoniare rispetto a chi soffre la fame è dargli da mangiare, così l’unico modo di rispettare chi si è posto fuori della legge è reintegrarlo nella legge, sottoponendolo alla punizione che essa prescrive.
 

Come il musicista desta coi suoni il sentimento della bellezza, così il diritto penale deve destare nel delinquente il sentimento della giustizia mediante il dolore o persino, se occorre, mediante la morte».

Simone Weil, “La prima radice”, Mondadori, 1996, pagina 29.

giovedì 22 marzo 2012

Il brindisi alla coscienza

Considerazioni di Joseph Ratzinger su un passaggio della “Lettera al Duca di Norfolk” di John Henry Newman. 

«Se fossi obbligato a introdurre la religione nei brindisi dopo un pranzo (il che in verità non mi sembra proprio la cosa migliore), brinderò, se volete, al Papa; tuttavia prima alla coscienza, poi al Papa».

Il cardinale Ratzinger commenta che la frase va inquadrata nel complessivo pensiero di Newman e nella sua fedeltà alla «tradizione medioevale [che] giustamente aveva individuato due livelli del concetto di coscienza, che si devono distinguere accuratamente, ma anche mettere sempre in rapporto l’uno con l’altro. Molte tesi inaccettabili sul problema della coscienza mi sembrano dipendere dal fatto che si è trascurata o la distinzione o la correlazione tra i due elementi».

Il Medioevo parlava di sinderesi e coscienza; il cardinale Ratzinger precisa questi due termini come «anamnesi della creazione» e «anamnesi della fede». La prima, l’anamnesi della creazione, deriva dal fatto che con la creazione «è stato infuso in noi qualcosa di simile ad una originaria memoria del bene e del vero». La seconda, l’anamnesi della fede, nasce dalla redenzione a opera di Gesù Cristo «il cui raggio a partire dal Logos redentore si estende oltre il dono della creazione» la cui memoria è custodita dalla Chiesa e, nella Chiesa, dal Papa.

Cronologicamente, l’anamnesi della creazione viene prima: «si identifica col fondamento stesso della nostra esistenza» e fonda la possibilità anche dell’anamnesi della fede. Come la creazione precede storicamente la redenzione, così perché ci sia una coscienza formata e illuminata dalla Chiesa e dal Papa occorre prima che ci sia una coscienza. In questo senso «siamo ora in grado di comprendere correttamente il brindisi di Newman prima per la coscienza e solo dopo per il Papa». I due brindisi stanno in sequenza, non in contrapposizione.
Alcuni – purtroppo – interpretano la stessa nozione di coscienza in modo relativista, come se si trattasse di seguire la propria «preferenza personale» a prescindere da ogni autorità esterna. Mentre la coscienza cui fa riferimento Newman è la «coscienza retta».

Tratto da: «Elogio della coscienza: il brindisi del Cardinale» di Joseph Ratzinger. Il Sabato, 16 marzo 1991, pp. 83-91.

giovedì 15 marzo 2012

La libertà della fede fondamento della laicità

«La coscienza di ogni uomo respira nella libertà. Perciò la coscienza esige assolutamente di esprimersi immune da ogni coercizione fisica e morale, sia che provenga da singoli individui, da gruppi sociali, dall’autorità dello stato, sia che emani da una azione deformatrice, orchestrata dagli strumenti di comunicazione sociale».
In particolare, «di fronte alla fede, non è in condizione di vera e sostanziale libertà tanto chi non ha potuto percepire con sufficiente forza e chiarezza la proclamazione della parola di Dio, quanto chi è vittima di subdoli metodi di pressione.
Pecca, dunque, contro la libertà dell’atto di fede, tanto il cristiano che, per un malinteso rispetto dell’autonomia altrui, rinunciasse a proclamare il Vangelo in tutti i modi – “opportune, importune” (2 Tm 4, 2) – quanto chi per evangelizzare usasse l’inganno, il ricatto, l’intimidazione, la violenza»
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Ma «questo comporta altresì che la comunità politica non pretenda di imporre una particolare concezione filosofica o teologica della vita umana e del mondo. Lo stato moderno non può essere “confessionale” in nessun senso: non in senso religioso, per esempio cristiano; non in senso materialistico e ateo, per esempio marxistico; e nemmeno in senso laicistico, se per laicismo intendiamo – come spesso è dato di riscontrare di fatto – una particolare concezione del mondo e dell’uomo d’ispirazione immanentistica e illuministica, che nega i valori trascendentali o li confina nel segreto della coscienza individuale».

Cardinale Giovanni Colombo. Discorso alla città di Milano 1975, p. 47, 49-50.

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Leggi anche: Laicità e laicismo



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sabato 10 marzo 2012

«Voglio degli amministratori, non dei salvatori»

“Un solo Cristo, quello vero, mi basta”. Paradossale e divertente “Programma Elettorale” dove lo Stato non è il nuovo Dio e la politica non è la nuova religione.

Se, tanto per ridere, dovessi candidarmi, un po’ per provocazione e un po’ sul serio farei un programma più o meno così.
«Il governo migliore è quello che governa meno, dunque votatemi e non sarete infastiditi, farò in modo che dello Stato e della politica vi accorgiate il meno possibile.
Vi darò poco ma vi chiederò altrettanto poco.
Su cento cose da fare che ora fa lo Stato o il Comune o qualche altra diavoleria “pubblica”, almeno ottanta se non novanta potete farle voi, con maggior efficacia e con spesa minore. Per questo, tasse al minimo e possibilmente decrescenti: voglio che scegliate voi come impiegare il denaro che io non vi chiederò e che il “pubblico”, dunque, non inghiottirà.
Quello che chiamano “Stato sociale” è prezioso, certo, ma per i politici, i burocrati, i parassiti che lo gestiscono. Lo sbaraccherò (anche se sarà dura, i privilegiati declameranno nobili parole contro il sacrilego!) dandovi la libertà e lasciandovi i mezzi economici per organizzarvi come credete meglio.
Non regolamenterò le vostre vite, anzi abolirò i lacci e i laccioli che la intralciano. Non vi dirò come dovete mangiare, divertirvi, vestirvi, curarvi né vi farò prediche di alcun tipo.
Lascerò che vi confrontiate con Dio se siete credenti, con la coscienza se non lo siete o con qualunque altra realtà vogliate, mettendo comunque a base di ogni comportamento sociale il Grande Comandamento che unifica religiosi e laici: Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.
Personalmente, non voglio militanti, sfilate, adunate, comizi, bandiere di partito, passioni politiche. Naturalmente, non vi impedirò di farlo, se avete di questi gusti. Infatti, in tutto vi lascerò vivere senza scocciarvi cacciando ovunque il naso del governo, vivere non da sudditi ma da persone adulte e libere, ricordandovi solo che lo Stato non è il nuovo Dio, che la politica non deve essere la nuova religione che non ci sono personaggi più pericolosi e ingannatori degli utopisti e dei demagoghi.
E se tra cinque anni (o anche prima) mi rimanderete a casa, non ne farò certo un problema. Riprendetevi quelli che amano impadronirsi della vite degli altri, dicendo che lo fanno per il vostro bene e che vi promettono, se li votate il “mondo nuovo”.
Non temiate, comunque, che me ne vada arricchito: con Stato e governo ridotti a pelle e ossa, ridotti al massimo ad arbitri, a semafori, a regolatori del traffico e non più padroni dei vostri soldi, resterà ben poco da rubare.»

Vittorio Messori – La Bussola Quotidiana, 14 maggio 2011

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sabato 3 marzo 2012

Il Papa dell’Immacolata

«La Breccia di Porta Pia non aveva impedito al papa [Pio IX] di attendere ad uno degli eventi più significativi del suo pontificato, ossia la convocazione del Concilio Vaticano I, chiusosi poche settimane prima della caduta di Roma con la promulgazione del dogma dell’infallibilità pontificia, decretato nel corso della seduta del 18 luglio 1870. Davanti a un mondo sempre più dominato dal relativismo e da un indefinibile caos di opinioni e di correnti ideologiche, la Chiesa ribadisce l’esistenza di una verità che trascende l’opinione e che viene trasmessa agli uomini dalla cattedra di Pietro; a quest’ultima, il Concilio attribuisce sotto forma di dogma la pienezza dell’autorità di governo nella Chiesa e l’infallibilità in materia di fede e di morale.
Il dogma - contestato e rifiutato da intellettuali anche del mondo cattolico - viene favorevolmente accolto dai fedeli, che proprio in quegli anni si stringono attorno al papa “prigioniero” in Vaticano. Era lo stesso popolo che aveva accolto con entusiasmo, l’8 dicembre 1854, la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, che ricordava, di fronte ai liberali sostenitori della bontà originaria dell’individuo, come soltanto la Madonna era stata preservata dal peccato d’origine.
Pio IX morirà in fama di santità il 7 febbraio 1878 e oggi viene onorato con il titolo di venerabile in seguito al decreto sull’eroicità delle virtù, approvato il 6 luglio 1985. [È stato proclamato beato nel 3 Settembre 2000].»


(Il Papato nella storia: 1870-1960: Novant’anni di battaglie. Storia – testimonianze – documenti. Italica Libri, Milano 1991. A cura di Marco Invernizzi e Oscar Sanguinetti)