giovedì 14 dicembre 2017

Un presunto conflitto


Leggiamo nel libro della Genesi: «Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti”» (Gn 2,16-17).
Con questa immagine, la Rivelazione insegna che il potere di decidere del bene e del male non appartiene all’uomo, ma a Dio solo.

L’uomo è certamente libero, dal momento che può comprendere ed accogliere i comandi di Dio. Ed è in possesso d’una libertà quanto mai ampia, perché può mangiare «di tutti gli alberi del giardino». Ma questa libertà non è illimitata: deve arrestarsi di fronte all’«albero della conoscenza del bene e del male», essendo chiamata ad accettare la legge morale che Dio dà all’uomo.

In realtà, proprio in questa accettazione la libertà dell’uomo trova la sua vera e piena realizzazione. Dio, che solo è buono, conosce perfettamente ciò che è buono per l’uomo, e in forza del suo stesso amore glielo propone nei comandamenti.
La legge di Dio, dunque, non attenua né tanto meno elimina la libertà dell’uomo, al contrario la garantisce e la promuove.

Ben diversamente però, alcune tendenze culturali odierne sono all’origine di non pochi orientamenti etici che pongono al centro del loro pensiero un presunto conflitto tra la libertà e la legge. Tali sono le dottrine che attribuiscono ai singoli individui o ai gruppi sociali la facoltà di decidere del bene e del male: la libertà umana potrebbe «creare i valori» e godrebbe di un primato sulla verità, al punto che la verità stessa sarebbe considerata una creazione della libertà. Questa, dunque, rivendicherebbe una tale autonomia morale che praticamente significherebbe la sua sovranità assoluta.

San Giovanni Paolo II – Veritatis Splendor

giovedì 7 dicembre 2017

Nove mesi


«Per fare il pane ci vogliono nove mesi», disse il padre. 
«A novembre il grano è seminato, a luglio mietuto e trebbiato». 
Il vecchio contò i mesi: «Novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio. Fanno giusto nove mesi.

Per maturare l’uva ci vogliono anche nove mesi, da marzo a novembre». 
«Nove mesi?», domandò la madre. Non ci aveva mai pensato.
Ci vuole lo stesso tempo per fare un uomo.

(Ignazio Silone, Vino e pane, 1936).

venerdì 1 dicembre 2017

Con odio perfetto


Li odiavo con un odio perfetto. Che significa: Con un odio perfetto?
In loro io odiavo le colpe da loro commesse, ma amavo la creatura tua. Ecco come si odia con odio perfetto: non odiando la persona a causa dei suoi vizi e non amando i vizi in vista della persona.

Ed ora osserva come continua: Mi son diventati nemici. Nemici non soltanto di Dio ma suoi nemici personali. Lo dichiara espressamente.
Come, allora, metterà in pratica nei loro riguardi le parole che sopra diceva e cioè: Non ho forse odiato coloro che odiavano te? e insieme quelle del Signore che comanda: Amate i vostri nemici?
Come adempirà il suo dovere, se non ricorrendo a quell’odio perfetto, per il quale nei cattivi si odia il fatto che sono cattivi e si ama la loro condizione di uomini?

C’è un esempio che risale ai tempi del Vecchio Testamento quando a quel popolo carnale venivano applicate sanzioni e pene esterne: si tratta di un uomo, che per l’intelligenza [del mistero] apparteneva al Nuovo Testamento, dico di Mosè, servo di Dio. Come poteva egli odiare quanti erano caduti in peccato, se nello stesso tempo pregava per loro? … Li odiava con odio perfetto.

E per la perfezione del suo odio, pur odiando le colpe che puniva, amava l’essere umano per il quale pregava.

Sant’Agostino, Enarr. in psal. 138,28

venerdì 24 novembre 2017

Un numero


In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?». A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!».

Gesù Cristo smaschera l’“avversario” di Dio.
La bestia, il potere avverso, non ha un nome, ma un numero: “666 è il suo numero”, dice il veggente nell’“Apocalisse”.
In questa occasione presenta se stesso come “Legione”.
È un numero e rende la persona un numero.

Un segno? Mentre il diavolo è “indimostrabile” coloro che hanno vissuto il mondo dei campi di concentramento sanno quale è il suo equivalente: il suo orrore si basa proprio nel cancellare il volto, cancellare la storia, facendo gli uomini numeri, parti sostituibili di una grande macchina.
Quello che non è funzione non è nulla.
E se ci sono solo funzioni, allora l’uomo non è niente di più.
La bestia è numero e converte in numero.

“Signore, tu hai un nome e mi dai un nome e mi chiami con il mio nome, io non sono per te una funzione in una macchina cosmica. Io sono figlio tuo!”

(Benedetto XVI)